Studi sulla nuova economia, storia e società
Direttore: Prof. Stefano Palermo


«Il capitalismo è per sua natura una forma o un metodo di cambiamento economico e non può mai essere stazionario. […] L’impulso fondamentale che ne regola e mantiene attivo il motore viene dai beni dei nuovi consumatori, dai nuovi metodi di produzione o di trasporto, dai nuovi mercati, dalle nuove forme di organizzazione industriale che l’impresa capitalista crea […]. L’apertura di nuovi mercati e lo sviluppo organizzativo sono parte dello stesso processo di mutazione industriale che rivoluziona incessantemente la struttura economica dall’interno, distruggendo incessantemente il vecchio, creando incessantemente uno nuovo. Questo processo di distruzione creativa è il fatto essenziale del capitalismo. […] Dal momento che abbiamo a che fare con un processo in cui ogni elemento impiega molto tempo a rivelare le sue vere caratteristiche […] dobbiamo giudicare le sue prestazioni nel tempo, come si svolge attraverso decenni o secoli. […] In secondo luogo, dal momento che abbiamo a che fare con un processo organico, […] ogni strategia aziendale acquisisce il suo vero significato solo sullo sfondo di tale processo».
J. Schumpeter, Capitalism, Socialism and Democracy, New York, Harper & Brothers, 1942, pp. 82-84.


Viviamo un’epoca di grandi trasformazioni, in quello che sempre più appare come uno snodo della storia in grado di rimettere in discussione certezze e parametri di un passato anche recente. La globalizzazione dell’economia nata nello scorcio del Novecento dopo la fine del mondo bipolare, ha conosciuto nell’ultimo decennio un ulteriore passo in avanti. Se la sua prima fase, compresa tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Duemila, era giocata soprattutto sulla capacità dei Paesi tradizionalmente avanzati di sfruttare le occasioni offerte dalla apertura di nuovi mercati e sulla contemporanea rivoluzione degli strumenti di comunicazione, a partire dall’ultimo decennio la concomitanza tra l’ascesa dei nuovi protagonisti dell’economia globale e la nuova rivoluzione tecnologica e della conoscenza stanno rapidamente rimettendo in discussione le consolidate forme di organizzazione sociale e produttiva. In questo modo, a quel modello di capitalismo finanziario affermatosi con particolare vigore nel “villaggio globale” descritto da Marshall McLuhan, si sta oggi affiancando un nuovo capitalismo digitale, frutto della sempre più intensa applicazione dell’informatica alla manifattura e dalla conseguente costante e crescente integrazione tra industria e servizi. A questo livello, il concetto di impresa 4.0 cessa dunque di essere una descrizione delle forme della produzione e del lavoro, per divenire la categoria interpretativa di un nuovo paradigma, basato su quella che sempre più appare essere una nuova rivoluzione industriale. Processo che ripropone il tema del collegamento tra scienza, sviluppo e conoscenza, ampiamente analizzato da Joel Mokyr nelle sue elaborazioni.
Come insegnano lo studio della storia dei sistemi economici e della storia di impresa, la novità della fase attuale non risiede tanto nella capacità autopropulsiva del capitalismo, quanto nella straordinaria intensità e pervasività del fenomeno oggi in corso (in grado di interessare ambiti sempre più larghi e complessi della vita economica e sociale), segnato anche da una continua e costante accelerazione dei mutamenti. Novità che non potevano lasciare indifferenti storici, sociologi ed economisti come evidenziato dal dibattito oggi in corso tra gli studiosi sulla portata di questa nuova rivoluzione tecnologica e industriale e dalla divisione presente tra chi offre una lettura più attenta a valutarne le opportunità e i benefici e chi, invece, è più attento a evidenziarne i corollari negativi. Del resto, questa rivoluzione si inserisce in una fase oramai trentennale di grandi cambiamenti che sta rimettendo in discussione non soltanto il modo di lavorare, produrre e consumare, ma anche la tradizionale percezione del tempo e dello spazio, della condizione umana rispetto al mondo e della struttura delle società contemporanee. Da questa consapevolezza, ad esempio, la diffusione negli ultimi anni di modelli interpretativi della “modernità” come quello di “società liquida” di Zygmunt Bauman o di “società del rischio” di Ulrich Beck.
Siamo dunque di fronte a una fase densa di problematiche ma anche di opportunità e occasioni. Ed è sempre più diffusa la consapevolezza che la possibilità per ogni operatore o per ogni Paese di essere protagonista della nuova competizione internazionale dei prossimi anni passerà dalla capacità di cogliere e valorizzare le potenzialità di questi nuovi modelli produttivi e tecnologici. Questo è ancora più vero per un Paese come l’Italia che, dopo avere mancato alla fine degli anni Novanta – per la prima volta nella sua storia unitaria – l’aggancio alla ripresa del ciclo internazionale, non può mancare le occasioni ora offerte da questa nuova rivoluzione produttiva, in grado di favorire, come avvenne negli anni del boom economico, l’aggancio del Paese ai processi di sviluppo più avanzati.
Per comprendere queste trasformazioni è necessario, dunque, dotarsi degli strumenti utili ad analizzare la dinamica di un fenomeno in continua trasformazione, per sua stessa definizione trasversale ai diversi settori produttivi e basato sulla valorizzazione dell’incontro tra domanda e offerta di innovazione nelle diverse fasi della vita di impresa, dalla produzione, alla trasformazione sino al consumo.
Obiettivo della collana Le traiettorie è proprio di aprire un osservatorio su queste tematiche, offrendo un nuovo, possibile, punto di vista per leggere i cambiamenti, le trasformazioni, le contaminazioni e le contraddizioni della nuova società che sta nascendo al confine tra globalizzazione e nuova rivoluzione industriale. Una finestra sul mondo della produzione e del lavoro, convinti che sia necessario coniugare le tradizionali categorie dell’economia e della storia economica con nuovi approcci e modelli di analisi a partire da quattro percorsi interpretativi:
• l’innovazione, evidenziandone il ruolo nella riorganizzazione del ciclo produttivo, le inferenze sul mondo del lavoro, le antinomie tra tradizione e modernità presenti in ogni sistema economico;
• l’internazionalizzazione, utile non solo per capire l’economia mondiale, ma anche il rapporto tra la dinamica di un singolo operatore (sia esso un’azienda, un territorio o un Paese) nei cambiamenti globali in atto;
• l’interdisciplinarietà, per leggere la complessità del tempo presente, le connessioni e interdipendenze tra i fattori attraverso l’utilizzo congiunto di diversi metodi e discipline;
• la storicità dei processi, consapevoli che l’economia sia una scienza storica e sociale e che come tale richiede un’analisi dell’evoluzione dei fenomeni che può essere garantita coniugando gli strumenti dell’economia e delle scienze aziendali con quelli offerti dalla storia dell’economia e dalla storia d’impresa, materie dotate di una propria metodologia autonoma e interdisciplinare.

Muovendo da queste premesse, tra i temi e i filoni di studio privilegiati – ma non esaustivi – su cui la collana intende focalizzarsi è possibile ricordare:
• l’evoluzione delle forme di impresa;
• l’evoluzione dell’organizzazione e della gestione aziendale;
• il rapporto tra tecnologia, scienza e industria;
• le relazioni tra capitale finanziario e sviluppo imprenditoriale;
• l’impresa 4.0 nelle sue diverse prospettive e configurazioni;
• i nuovi fattori della competitività (aziendale o territoriale);
• l’evoluzione dei sistemi economici;
• la dinamica delle relazioni internazionali nel mondo che cambia;
• l’evoluzione del ruolo assunto nello spazio e nel tempo dalle diverse aree geo-economiche e i loro collegamenti con le dinamiche dell’economia internazionale, con particolare attenzione al contesto euromediterraneo;
• la nuova società e il lavoro che cambia.

In questo ambito di riflessioni, saranno valorizzati i progetti e le proposte provenienti da studiosi di diverse discipline, economiche, aziendali, storico-economiche, storiche e sociologiche.

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